giovedì 31 dicembre 2009

bomboloni

Ieri mattina sono andata a ritirare i risultati dell'altro controllo, tutto bene: sono sana come un pesce sano. Tornando a casa ho fatto il sottopassaggio di piazza della Vittoria, c’era il banco di un fiorista e per festeggiare mi sono regalata dei tulipani arancione. Il fiorista mi ha detto che sono dei Bomboloni quelli che ho scelto e che si riconoscono facilmente perché hanno due fiori per gambo. Sono proprio belli i miei Bomboloni lì nel vaso sul tavolo.

mercoledì 30 dicembre 2009

un bucato stranissimo

Ieri dall’autobus ho visto un bucato stranissimo: tutti calzini e una maglietta. Due fili, ma lunghi, su un balcone. Due fili con un numero impressionante di calzini, quasi tutti scuri. Ce ne erano di blu, grigio scuro, grigio chiaro, neri, a righe, a rombi. Sembravano tutti calzini da uomo. Erano appesi con le due calze uguali vicine. Tutti i piedi erano girati dalla stessa parte. La maglietta, anche lei scura, era in fondo al primo filo, quello più esterno. Chissà chi abita in quella casa. In queste occasioni mi piacerebbe avere con me una macchina fotografica e fregarmene di non saper far delle belle foto e provare lo stesso a fermare l’immagine.

martedì 29 dicembre 2009

angela, arianna, alessia

Oggi sono andata a trovare una mia amica che è tornata in Italia per le feste (leggere pure ho invaso casa dei suoi genitori per tre ore abbondanti). Lei oltre a essere una donna molto intelligente, molto simpatica, molto bella è anche una delle mie migliori amiche. Io ho due amiche-amiche, non conoscenti con le quali sto bene, parlo di amiche vere, persone alle quali posso raccontare qualsiasi cosa senza nascondermi, senza vergognarmi (più di tanto) e senza essere giudicata che è una cosa bellissima se solo ci si pensa. Non ero mai stata a casa dei suoi che poi era anche casa sua prima che andasse a vivere a Washington, quando ci si vedeva in una casa era casa mia (e delle varie coinquiline che ho avuto nei primi anni di vita a Genova). L’ultima volta che ci siamo incontrate era agosto, non quello che è passato da quattro mesi, quello dell’anno scorso e siamo state al parco di Nervi con sua figlia che stava iniziando a camminare. Oggi ho conosciuto anche la seconda, una gattonatrice che sparge sorrisi a due denti che ti fanno venir voglia di prenderla in braccio e stringerla. Da ex-patologicamente-timida però sono stata bravissima e non ho inflitto supplizi simili alle figlie degli altri. Dopo esserci studiate l’un l’altra per un bel po’ ho giocato con la più grande a vedere che cosa si riusciva a far passare tra le stecche di legno della seduta di una sedia, abbiamo provato con dei nastri, un biglietto, due disegni (sia accartocciandoli che lasciandoli più o meno stirati), la coperta di una bambola, una pallina da tennis, il vestito da babbo natale di un orsetto, il cuscino di una bambola. Naturalmente da brava figlia di scienziata l’esperimento è stato condotto più volte con ogni oggetto. Il mio italiano lo capiva io invece con la sua lingua avevo delle difficoltà che già non è semplicissimo capire una bimba di due anni se poi mescola parole in italiano, inglese e persiano, eh mica semplice (sua mamma è un ottima interprete-traduttrice simultanea però). Mi sono divertita molto.

Dal momento che ero a Sant’Ilario ho chiesto ai suoi come raggiungere la stazione (quella della canzone) ma mi devo essere persa per strada perché sono arrivata a Nervi senza vederla. Sarà per la prossima volta.

lunedì 28 dicembre 2009

fermarsi un attimo

Quattro anni fa ho avuto un problema di salute e così ogni tanto devo-voglio fare dei controlli così poi sono più tranquilli anche Daniele e il mio medico, io non so, mi sa che se la piantassi là dopo quattro anni sarei più tranquilla che zompettarmela due volte all’anno, quando va bene che se no sono tre, ma lasciamo perdere questo discorso che è pericoloso. Oggi ne ho fatto uno e mi hanno già dato il risultato: tutto bene. Domani ne ho un altro ma quello non mi preoccupa più di tanto ché è sempre andato bene, si metterà mica a far le cose diversamente proprio ora. Ero qua a pensare quali sono i lati positivi di ieri e oggi. Oltre al fatto, ovvio, che ora ho un umore decisamente migliore di ieri è vero anche che per non pensare troppo a oggi ieri mattina ho pulito casa e ieri pomeriggio ho lavorato a maglia continuando anche la sera, così adesso ho la casa pulita e ho quasi un poncho nuovo (mi sembra anche che stia venendo bene). E poi c’è un’altra cosa positiva, dal momento che dovevo essere a digiuno da almeno sei ore e che io se salto colazione sono una persona intrattabile ‘sta mattina mi sono alzata bello presto e mi è avanzato un casino di tempo per leggere le ultime poesie di G Tramutoli. Quante cose che noto se solo mi fermo un attimo e muovo due neuroni.

domenica 27 dicembre 2009

natale

La cosa più bella vista: mia nipote Roberta che per la prima volta leggeva i biglietti dei regali.
La persona che avevo più voglia di rivedere: mia nonna.
Il regalo che mi ha fatto più piacere: un cestino per mettere fili, aghi e tutte quelle cose là.
La faccia più stupita: quella di mia nipote quando suo padre, che poi sarebbe mio fratello, le ha detto che io sono più vecchia di lui di una Roberta e un anno.
La cosa che mi ha fatto più ridere: il racconto della fine del Dottor Zivago(*) fatto da mia mamma quando a mezzanotte e mezza ha deciso che basta, si mettevano a dormire i gatti e si andava a dormire anche noi ché era tardi.
La miglior cosa mangiata: l’insalata di polpo che ha fatto mio padre.
La miglior cosa bevuta: una grappa. Chissà chi l’aveva regalata ai miei, meno male che l’hanno stappata subito.

(*) lo so che non c’è molto da ridere ma bisognava sentirlo e aver fatto prima cioccolatino, grappa, cioccolatino, grappa... poi si può capire.

giovedì 24 dicembre 2009

auguri

Da ieri sono in ferie e ci rimarrò fino al 7 gennaio, sono tantissimi giorni. Che bella cosa che sono le ferie, da nani non ci si rende conto di quanto siano belle, è crescendo che si apprezzano di più. Almeno a me è successo così. Oggi migro dai miei, e ci rimarrò tre giorni, poi sarò di nuovo ligure. Migrare mi sembra un andare verso dove si è nati, un po’ come se fosse il contrario di emigrare.
A chi passa di qua: buon natale :D

mercoledì 23 dicembre 2009

marzullo

Ci sono delle giornate che mi sembra di capir delle cose, di essere proprio sicura che ho scoperto una cosa che è importante anche se poi non è vero, non ho scoperto proprio un bel niente. Oggi sono andata al funerale del papà del mio capo. Io, da quando è morta mia sorella, se qualcuno mi dice che è mancato un suo parente sto malissimo. Mi passano per la mente tante di quelle cose e tutte insieme, da perdere il fiato. Non c’è modo di fermare quei pensieri, di mettere un po’ d’ordine. Al funerale c’era anche una mia amica e collega, quando siamo uscite mi ha detto una cosa e mi ha accarezzato un braccio.
Quello che mi sembrava di aver scoperto oggi è che per riuscire a vivere bene, non su eremo ma in mezzo alla gente, bisogna imparare a farsi delle domande e a cercare di darsi delle risposte. Invece ho scoperto, per l’ennesima volta, il valore dell’amicizia.

martedì 22 dicembre 2009

neve e ghiaccio

Venerdì ha nevicato. Ha iniziato poco dopo pranzo ma ha attaccato subito. Vedere la neve a Genova è strano ma succede, per fortuna avevo i miei fidi stivali e sono arrivata facilmente a casa, un po’ bagnata ché ero senza ombrello ma camminavo bene, anche per la salita che c’è qua subito sotto (Salita delle Fieschine si chiama) andavo su bene. Entrata dal portone tutta contenta ho fatto le scale, che hanno un tappeto, verde, ma uscita dal tappeto stavo per prendere una saccagnata per terra. Sotto gli stivali avevo una quantità di neve tutta bella incastrata tra le righe della para. Con movimenti più o meno inconsulti sono rimasta in piedi. Anni di pattinaggio sul ghiaccio fatti quand’ero nana sono emersi di colpo a salvarmi. ‘Sta mattina invece era veramente difficile muoversi, la salita (che se esco è una discesa) era una lastra di ghiaccio. Ho provato a camminare rasente i muri, il caldo delle case scioglierà proprio vicino al muro pensavo io nella mia ingenuità. E invece cippalippa. Ghiaccio anche lì, anche i muri erano ghiacciati. Da casa a Brignole ci metto dieci, dodici minuti al massimo, oggi me ne sono serviti venticinque ché non si poteva neppure fare le scalette. Come fai a fare delle scalette se vedi uno per terra che cristona rialzandosi e una ragazza che al quinto scalino si volta perché sta meditando di tornar su? Così ho fatto il giro più lungo camminando per la strada che lì andava meglio che sui marciapiedi e meno male che ero in mezzo alla strada perché a un certo punto è venuto giù un pezzo di ghiaccio da un tetto e ha fatto un rumore stranissimo. Mai sentito un rumore così, era come di vetri rotti ma più forte e più secco. A Brignole invece mentre aspettavo l’autobus il vento faceva cadere dai pini dei ghiacciolini che facevano fastidio ma non male e quando ero sull’autobus facevano rumore come di grandine ma poi l’autobus è partito e non si sentiva più. Ora basta, ora piove e bon il pericolo ghiaccio dovrebbe essere finito.
Però le impronta di Cato sulla neve erano proprio belle.

giovedì 17 dicembre 2009

una lettera volante

Ho pensato che era un peccato che la vita non potesse essere come la Metamorfosi di Escher, in cui bastava fare un passo a sinistra per smettere di essere quello che si è. Sei un pesce, e subito dopo diventi un'ape o un uccello. Un geco, un fiore, una farfalla. Perfino una lettera con le ali, se ti gira. Ho pensato che sarebbe stato stupendo trasformarsi in una lettera volante.
Magari avessi potuto.

Le sirene di Rotterdam Stefano Amato

mercoledì 16 dicembre 2009

chissà

Oggi ho passato buona parte del pomeriggio a correggere sequenze, è una cosa che di solito mi piace invece oggi: umore nero. Mentre correggevo mi mangiavo del Ringo, ché i dolci mi aiutano a ristabilire il buon umore, di solito. Prima di uscire ho controllato la posta e risposto a una mail. Non mi funzionava più l’enter, ad essere sincera non so se si chiama enter. Non funzionava la freccia quella lunga e stretta che è a destra, sulla tastiera. Iniziavo a innervosirmi, mi serviva andare a capo. Poi ho guardato bene. C’era un pezzetto di Ringo incastrato. Ho messo la tastiera a testa in giù e ho iniziato a darle dei colpi. È uscito di tutto, c’era anche un semino di pera, chissà tra che tasti abitava. chissà se sarebbe nato un pero.

martedì 15 dicembre 2009

noli spazzare il terrazzo contra ventum

Domenica ho fatto un po’ di giardinaggio che poi più che giardinaggio era microterrazzaggio ma fa niente. Ho il ciclamino dell’anno scorso che, grazie alle cure di Daniele che lo ha messo su un altro terrazzino ancora più piccolo ma a nord, è sopravvissuto all’afosissima estate e ora è in fiore. Anche i crisantemi sono fioriti ma dal divano non vedevo mezzo fiore e uscire, si esce poco con ‘sto vento e ‘sto freddo. Così domenica ho fatto un po’ di spostamenti, tolto un po’ di foglie e rami secchi dai geranei, aggiunto terra qua e là (e il là includeva anche il pavimento). Poi volevo pulire ché se mi entrava la terra in casa mi rimettevo a insultarmi e non è il caso di farlo più di una volta alla settimana. Ecco, ero lì che spazzavo e tempo di prendere la paletta ed era tutto in giro un’altra volta. è un casino spazzare col il vento. Si hanno due possibilità: rassegnarsi a prendere su con la paletta pochissimo per volta o rassegnarsi al fatto che ti vada la terra negli occhi.

domenica 13 dicembre 2009

non ne sono tanto convinta

Io non so che cos’ho ma attraggo persone che si mettono a parlarmi o a raccontarmi i fatti loro. Mi capita sull’autobus, al bar, per strada, nei negozi. L’altro giorno sono andata a prendermi un caffé alle macchinette, non avevo voglia di attraversare l’ospedale e andare fino al bar così mi son detta: lo prendo con il latte può andar bene anche quello delle macchinette che è bello vicino proprio il padiglione di fronte. Ero lì che aspettavo la miscela acqua calda con un goccio di caffé mista a bevanda gusto latte e mi domandavo: chissà chi sarà la volpe che ha deciso di mettere le macchinette a malattie infettive con tutti i padiglioni che ci sono, quando arriva una signora. Mi sposto per farla passare pensando che andasse ai reparti e invece mi dice: stia stia, prendo un the. Le sorrido e bon basta, non me la levo più di torno. Mi ha raccontato che non beve più caffé perché così non le vengono le occhiaie (e intanto fissava le mie, ché io le ho da quando ero ragazzina, ci sono affezionata, mi fanno compagnia ormai) poi mi ha chiesto che cosa mi sarei cucinata la sera (lei, se interessa, pasta con le verze, ma prima le ripassa nell’olio con l’aglio, che fanno bene sia le verze che l’aglio, l’aglio per il cuore le verze non mi ricordo). Non paga è passata a un nuovo argomento, passando per le calorie, è arrivata alla menopausa e giù a dirmi che con la menopausa si ingrassa ma non solo (poi mi guardava faceva due conti mentalmente e, tra un racconto e l’altro dei suoi disturbi, intercalava con: per lei è ancora presto o lei ha ancora degli anni davanti). Ho cercato di darle un taglio educato estraendo il pacchetto di sigarette dalla tasca del camice e dicendo: esco in giardino, ma lei mi ha seguito, era una ex fumatrice di quelle che non ti danno pace e ti rompono finché non sentono dei complimenti per la loro scelta (non come mia mamma che lei è una ex che non rompe nemmeno quando le fumo sotto il naso), io poi glieli avrei anche fatti i complimenti, le avrei anche detto: che bella forza di volontà, ma temevo che a rompere il mio silenzio trovasse qualche altro argomento. Poi la sigaretta l’avevo finita, l’ho salutata e me ne sono andata ma rimanendo all’esterno, temevo che mi seguisse fino alla porta del laboratorio invece aveva freddo, è rientrata nei sotterranei e l’ho persa di vista.
Ieri camminavo per i vicoli e un signore di una certa età che dal modo di vestirsi e di camminare secondo me aveva perso dei venerdì per strada chiedeva l’ora. Gli ho risposto e sorriso, mi sembrava simpatico e poi nessuno gli diceva che ore erano. Così lui ha cambiato direzione di marcia mi si è stampato al fianco e: Guardi che lei deve sorridere di più… che cosa stava pensando prima… dove sta andando … Io l’ho fulminato, lui ha ripreso ad andare per la direzione che aveva prima di sapere che ore erano. Però poi io mi sono sentita una stronza.
Abbiamo quasi tutti bisogno di parlare e i posti come questo sono posti dove uno parla pensando di essere diverso dalla signora delle macchinette e dal signore dei vicoli ma io non ne sono tanto convinta.

giovedì 10 dicembre 2009

una gran bella cosa

‘sta sera tornando a casa ho messo la mano nella borsa per cercare il fazzoletto e mi sono punta. Non che abbia il raffreddore è che ormai sono come i vecchietti, se passo da un ambiente caldo (laboratorio) a uno freddo (strada) mi viene subito la goccia al naso. Comunque il fatto è che ho messo la mano nella borsa e mi sono punta con la punta del coltello, di quelli seghettati che tagliano, parecchio. Ora, non è che io giri normalmente con un coltello affilato nella borsa, non è così, è che oggi mi sono portata da mangiare bresaola, cracker e due arance. La bresaola l’ho mangiata scondita direttamente dalla confezione, dopo averla aperta però, i cracker idem come sopra, il coltello mi è servito per sbucciare le arance e poi furbescamente l’ho messo in borsa, senza sacchetto, senza nulla ma dopo averlo passato sotto l’acqua e asciugato con un pezzo di carta però. Così mi sono detta: che bigola che sei, poi ho aggiunto: mona e belina.
Essere cresciuti tra parenti che parlano in maniera differente permette di insultarsi in più lingue. A pensarci ora, con un po’ di calma, mi sembra che questa sia una gran bella cosa.

martedì 8 dicembre 2009

swiffer al contrario

Il gatto del mio fidanzato quando torno a casa per prima viene in ingresso si distende e si mette a guadarmi. Non succede sempre ma, se succede, io posso solo togliermi il cappotto e le scarpe poi lo devo considerare se no si arrabbia e si mette a miagolare che sembra che qualcuno lo stia picchiando, e anche forte. Guai se provo ad andare in bagno o che so a mettermi la tuta. Prima di fare qualsiasi cosa devo accarezzarlo per qualche minuto e io gliela do sempre vinta ché quando è arrivato in questa casa era un tale ravatto di gatto, che chissà che cosa aveva passato. Sono dell’idea che abbia coccole in arretrato che gli spettano di diretto. Gli piacciono coccole strane a ‘sto gatto, ad esempio gli piace se lo impasto, lo prendo proprio a due mani sulla schiena e faccio come se stessi facendo la pasta per la pizza. Poi gli piacciono anche le carezze pelo-contropelo. A un gatto normale se provi a fargli pelo e contropelo non ti ritrovi più la mano, a questo no, questo si mette a fare le fusa. Lui ha il suo metodo per dirti se non basta: se provi a smettere prima che ne abbia abbastanza ti prende a testate le mani e se sei già in piedi le caviglie. Oggi era decisamente coccolopenico, mentre lo impastavo lui si lasciava andare completamente a corpo morto con il risultato che anche se è sette chili di gatto lo spostavo. Sembrava uno straccetto Swiffer al contrario: invece di raccogliere la polvere lui spargeva peli.

lunedì 7 dicembre 2009

broccolo della felicità (2)

Pochi giorni fa Daniele era tornato da yoga da poco e lavorava al computer in salotto. Quando passavo dalle sue parti sentivo un odore forte d’incenso, incenso misto a miele. Non senti un odore strano? gli ho chiesto. Non lo sentiva. C’è da dire che Daniele non ha un olfatto molto sviluppato e questo gli permette di vivere con una fumatrice senza esserlo e senza lamentarsi (troppo). Dopo un po’, sarà stato il soffritto per il sugo, sarà stato che ci avevo fatto l’abitudine, non lo sentivo più tanto neppure io. La mattina dopo vado in salotto a far colazione gli passo vicino e sento lo stesso odore e così, subdola come solo le donne sanno essere, gli ho chiesto: Ma ieri a yoga avevi questa tuta? E lui candidamente: Sì, perché? Bingo. Mi sono sentita molto furba e gli ho risposto: Secondo me ti è rimasto addosso l’odore dell’incenso, mettila a lavare che è un po’ forte. Però poi quella sera sono tornata a casa per prima e già in ingresso ho sentito lo stesso odore. Ancora più forte della mattina. Così sono andata in giro annusando ovunque per trovare la fonte. A forza di inspirare e espirare a destra e a manca ho capito. Il broccolo della felicità era sbocciato. Da ogni bigugno del broccolo, e da tutti i broccoli, erano sbocciati dei fiorellini bianchi. Sono loro a avere quell’odore. Quando Daniele è tornato a casa quella sera sono andata a aprire e ho esordito con Ti devo delle scuse: non era la tua tuta, era il broccolo della felicità. Va un po’ di là a annusarlo.

sabato 5 dicembre 2009

nessuna tu

Nessuna tu

Tante donne
e nessuna tu.
A Sarajevo duecentomila donne
e nessuna tu.
In Europa duecentomilioni di donne
e nessuna tu.
Nel mondo due miliardi di donne
e nessuna tu!

Izet Sarajlic

venerdì 4 dicembre 2009

sinapsi

Non so se è normale ma, a volte, nella mia mente si formano delle connessioni forti, ma fortiforti, fortissime direi, e così succede che non riesco più a pensare a una cosa senza che me ne venga in mente un’altra. A volte capita anche con gli odori o con dei particolari suoni, meno frequentemente però. Io m’immagino proprio la cosa da un punto di visto fisico. è come se vedessi alcune delle mie cellule della testa che hanno queste connessioni numerosissime e fortissime con altre cellule della mia testa e non c’è proprio verso di stimolarne una senza stimolare alche l’altra. È successo anche oggi. Stavo leggendo dei racconti che trovo molto belli e sono contenta che li abbiano ripubblicati ché io li avevo cercati ma non c’era verso di trovarli. Ero anche andata in biblioteca a cercarli e non in una, in quattro: due a Genova e due a Bergamo, ma non li avevano. Mi ero anche attaccata al cumputer per vedere che biblioteca poteva prestarmi quel libro, la più vicina era a Piacenza e così tutta contenta era tornata alla Berio (la biblioteca di Genova che mi è più comoda e che è anche bella grandina) e avevo chiesto se se lo potevano far spedire dalla biblioteca di Piacenza e loro mi hanno guardato malissimo, come se stessi chiedendo la luna. Ma che luna? mi veniva da rispondere, io stavo chiedendo una cosa normalissima ché prima che gli articoli si potessero scaricare così facilmente da internet era normale andare in biblioteca e chiedere se si facevano spedire un articolo da Milano o da Torino. Mi sembra di aver capito però che questo è valido solo per le biblioteche scientifiche, le altre non lo fanno. Comunque, lascio perdere la differenza tra le biblioteche scientifiche e le altre biblioteche (che poi le altre biblioteche sono quelle che sono chiamate da tutti biblioteche) ché io le biblioteche-e-basta le ho frequentato molto poco, dalla quarta liceo al secondo anno d’università, ma più per starmene fuori casa che per il fatto che fossero delle biblioteche. Lasciando perdere, ché questo non è rilevante, io ‘sta sera tornando a casa stavo leggendo un racconto bellissimo e è partito questo contatto tra cellule della mia mente così forte che sono dovuta andare a comprare del gorgonzola e ‘sta sera abbiamo mangiato gnocchi al gorgonzola. Buoni.

giovedì 3 dicembre 2009

L’amor no xe brodo de fasoi

è tutto lì, nel titolo. Non c'è niente da spiegare, niente da aggiungere. è così e bon. Quello è il suo bello, quello il suo brutto.

mercoledì 2 dicembre 2009

se poi sono due

Non è successo niente; purtroppo non è successo niente./.../ è questa la cosa strana, gli ho detto, col passar del tempo quella voce non me la sono più dimenticata /.../ E a noi sembra che da lì in poi la nostra vita possa prendere una strada diversa. Da lì, voglio dire, dal momento in cui sentiamo la loro voce. /.../Sì, gli ho detto, una bella voce mette addosso una curiosità come poche altre cose al mondo.
Silenzio in Emilia Daniele Benati

lunedì 30 novembre 2009

un riassunto, ottimo

Io, come tantissima altra gente, ho una casella di posta libero. Quando controllo la posta sulla sinistra dello schermo compaiono due scritte: leggi mail (con due numeri, mail non lette e mail totali) e, sotto, scrivi mail. Sulla destra dello schermo invece c’è uno spazio pubblicitario. Settimana scorsa era stranamente occupato da libreriauniversitaria e così mi ero un po’ abituata a darci un’occhiata e più di una volta ho anche cliccato perché c’erano libri che mi incuriosivano. Adesso la situazione è cambiata, ho trovato:
2 volte: Perdere 16 chili in 2 mesi / L’ho fatto! Senza regole e senza sport / Leggi la mia storia per saperne di più / due foto: una pancia tonda e una pancia piatta (pance femminili).
2 volte: Stiamo cercando la nuova stella del poker / Potresti essere tu / Entra nel GD team / Gioco digitale
1 volta: Vuoi giocare on line a superenalotto superstar? / Provalo subito!
e ‘sta sera un ottimo riassunto: Kalorie King gioca adesso / Brucia i grassi / gioca e sfoggia un fisico perfetto / Gioca e vinci soldi veri!

domenica 29 novembre 2009

broccolo della felicità

Mi è fiorito il tronchetto della felicità. Non so quando è successo, l’ho visto oggi quando ho spostato il vaso per pulire l’angolo del pavimento. Con una mano tenevo il vaso, che è su un sottovaso con le ruote, con l’altra il tronco del tronchetto e guardavo la cima per vedere che non ballasse troppo e cadesse. È così che ho visto il fiore. Io neanche lo sapevo che i tronchetti della felicità potessero fiorire e invece. Non è proprio un fiore è un’inflorescenza, sempre che mi ricordi qualcosa di botanica; mi ricordo molto poco a dire il vero ché quell’esame, se fosse stato per me, non l’avrei mai messo nel piano di studi ma non si poteva saltare quindi l’ho lasciato e l'ho anche dato. Mi ricordo così poco di botanica che potrei dire tranquillamente che non mi ricordo quasi nulla, io ho poca memoria ma ‘sta volta sono scusata: l’ho dato nell’86, è normale che non mi ricordi di qualcosa che ho studiato per dovere tredici anni fa e poi non ho più ripreso in mano. L’inflorescenza del mio tronchetto assomiglia a una serie di broccoli. A guardarla bene sembra un po’ finta, non sembra neanche parte della pianta. È lì, in cima, c’è l’ultimo giro di foglie poi nel mezzo parte sto coso verdino chiaro con attaccati i broccoli. A guardarlo bene bene, io di solito non lo prendo molto in considerazione il mio tronchetto, è lì in un angolo della sala che è un angolo che non guardo mai né quando sono al tavolo né quando sono sul divano, a guardarlo bene bene è proprio bello il mio broccolo della felicità.


(mi è stato fatto notare che non so più far di conto: 2009-1986 fa ventitre, eh che dire? ha ragione)

auguri

… poiché alla morte dell’ultimo che ricorda, il morto muore un’altra volta, definitiva, ed è come non fosse mai esistito.
La vita fa rima con la morte Amos Oz

venerdì 27 novembre 2009

questa settimana

Il suonatore di fisarmonica che lavora nel sottopassaggio di Brignole ha fatto pratica con il sottoritmo che tanto mi piaceva in Marina e ora lo suona con qualsiasi cosa. Come sottoritmo di Besame mucho sta male ma come sottoritmo de Il ballo del qua qua è realmente inascoltabile.

Continuo a trovare quadrifogli nel giardino davanti al padiglione dove lavoro. Però, dal momento che giovedì scorso hanno rigettato (*) un articolo al quale noi sei autori tenevamo molto, penso che sia meglio smettere di raccoglierli. Maniman (**) che porti fortuna.

Ieri mia nipote, che ha sei anni, mi ha detto: zia ho un fidanzato. Io sono molto contenta di questa confidenza ma non vi racconto la nostra telefonata perché sono fatti suoi.

Camminando per i sotterranei dell’ospedale ho visto un geco a una finestra. L’ho visto da sotto. Non mi era mai capitato di vedere un geco da sotto. È ancora più bello visto da sotto, si vedeva la pancia che si muoveva al ritmo del cuore e si vedevano benissimo le ventose all’estremità delle dita.

* forse è italoinglese, lingua tipica degli abitanti dei laboratori, anche se si capisce sarebbe che ci hanno detto: Cippa non lo pubblichiamo.
** sia mai

mercoledì 25 novembre 2009

diverso

‘sta sera, che poi in realtà non era sera ma tardo pomeriggio, sull’autobus c’era una mamma che spiegava a suo figlio che diverso non è sinonimo né di meglio né di peggio. Lo faceva in un modo che mi piaceva molto e suo figlio, io dal mio posto lo potevo vedere bene, la guardava e la ascoltava con attenzione. Sono scesi quasi subito. La mamma l’ha preso in braccio per farlo arrivare a schiacciare il campanello per la prenotazione della fermata e la cosa è piaciuta molto al bambino. Non so come, e se, il discorso è andato avanti. A volte sull’autobus si sentono delle cose molto interessanti a voler star ad ascoltare. Poi mi è tornato in mente un libro di quelli cartonati con i disegni stilizzati e pochissimo testo che ho letto tre anni fa quando cercavo dei libri per mia nipote che all’epoca aveva più o meno l’età di quel bambino. La storia raccontava di una pecora nera in un gregge di pecore bianche e le pecore bianche la prendevano in giro perché era nera. Il pastore arrivava e le tosava. A quel punto le pecore bianche non riconoscevano più la pecora nera e non la prendevano più in giro. Fine della storia. Mi ricordo benissimo il mio stupore. (Bisognerebbe sempre leggere i libri che si regalano e quelli per bambini con il doppio dell’attenzione)

martedì 24 novembre 2009

ridere, mangiare, applaudire

‘Sta sera tornando a casa mi sono domandata: quando uno dice quella persona mi piace a pelle o non la sopporto anche se non mi ha mai fatto niente di male, che cos’è che l’ha spinto a farsi un’idea di un estraneo? Dal momento che mi è difficile ragionare, figuriamoci ragionare in astratto, ho provato a pensare a quello che succede a me. Può sembrare che io alla fine pensi solo a me, che sia egocentrica. Forse. È probabile. Molto probabile basta guardare le etichette qua a sinistra: l’etichetta più presente è io. C’è da vergognarsi. Dovrei riaprire tutti i post e togliere io dalle etichette. Magari una sera lo faccio. Ma il punto in realtà è che mi è già difficile pensare con la mia testa figuriamoci con la testa di qualcun altro. Non mi ci metto proprio, è fuori dalle mie capacità. Ecco questo, cioé quello che ho scritto all’inizio prima di aprire la parentesi sul mio egoismo, era il punto di partenza del mio ragionamento e poi passin passetto sono arrivata fino al portone di casa e mi sono resa conto che per me è molto importante come uno ride, mangia e applaude. Sono tre cose che mi aiutano molto a farmi un’idea di chi ho davanti. Come uno ride la più importante. Una persona che ride con gli occhi e solo a volte con la bocca, per come son fatta io, è una persona che mi vien subito voglia di conoscerla.

lunedì 23 novembre 2009

entrambe queste esistenze insieme

Non posso negare di aver sempre condotto due esistenze, una assai vicina alla verità che in effetti ho il diritto di chiamare realtà, e un’altra esistenza, un’esistenza fittizia, tutte e due insieme con l’andar del tempo hanno prodotto un’esistenza che mi tiene in vita, ora domina una ora domina l’altra, ma io vivo sempre, si badi bene, entrambe queste esistenze insieme.
La cantina Thomas Bernhard

domenica 22 novembre 2009

rapporti dannosi

Quante volte devo dare fiducia a un rapporto (e non sto pensando a un rapporto d’amore ma a un rapporto tra due persone in generale) prima di sentirmi del tutto idiota a sperare che sia un rapporto che valga la pena di continuare e non uno dei tanti modi che scelgo per farmi del male?
Vado a fumarmi una sigaretta che è meglio e sicuramente meno dannoso che farmi domande del genere.

venerdì 20 novembre 2009

cugino?

Oggi l’ho rivisto. C’è questo ragazzo, beh ragazzo, ragazzo per i canoni italiani che in Italia ‘sta parola copre una fascia d’età molto vasta, che assomiglia tantissimo a un altro uomo. Ma tanto tanto, così tanto che a me sembran parenti. Prende lo stesso autobus che prendo io ma in direzione opposta. Lui scende al capolinea dove io salgo. La prima volta che l’ho visto ero così sopresa di questa rassomiglianza che l’ho fissato e se ne è accorto. Una figura di quelle che si ricordano per un bel po’, ché alla mia età non dovrei andar in giro a piantare gli occhi nelle faccie altrui. Sull’autobus, quel giorno lì, mi sono messa a leggere ma mica capivo quello che leggevo, non facevo che pensare alla figuraccia che avevo fatto e all’impossibilità che fossero parenti. Poi non l’ho più visto anche perché non ci sono stati altri scioperi e quindi sono tornata a prendere l’autobus al solito orario, circa mezz’ora dopo. Oggi invece era lì, sull’autobus, lui scendeva e io salivo. Se è abitudinario come me, oggi era in ritardo. Assomigliarci ci assomiglia tanto, è fuori di dubbio che ci assomiglia, lo direbbe chiunque, vedendoli, che si assomigliano. Oggi però non c’era la sorpresa della prima volta e poi ho anche evitato di fissarlo così poi sono riuscita a prendere il libro dalla mia borsa e leggere seguendo il senso.
Ora, mentre stavo pensando a che cosa far da mangiare ‘sta sera, mi sono ritrovata a domandarmi: e se fossero cugini?

mercoledì 18 novembre 2009

non sei un prete in chiesa

L’altro giorno hanno portato in laboratorio dei depliant dal titolo Tieni lontana l’influenza. Sono azzurri con le scritte in blu e in bianco. Ne ho misurato uno, 24.5 cm di larghezza e 68 cm di lunghezza. Ci sono anche tante belle figure, ognuna ha due mani che si toccano in maniera differente e delle frecce a indicare i movimenti da fare. Il sottotitolo è: adeguati comportamenti igienici, come lavarsi le mani, proteggono dal contagio. Più sotto ancora c’è scritto, tempo consigliato: 40-60 secondi. Le descrizioni alle sette figure sono nell’ordine
Bagnare le mani e applicare il sapone. Strofinare le mani da un palmo all’altro
Palmo destro sul dorso sinistro incrociando le dita e viceversa
Palmo contro palmo con le dita intrecciate
Dorso delle dita contro il palmo opposto tenendo le dita strette tra loro
Strofinare attraverso rotazione del pollice sinistro sul palmo destro e viceversa
Strofinare attraverso rotazione all’interno e in avanti con le dita della mano destra sul palmo sinistro e viceversa
Asciugare con salvietta monouso e usare la salvietta per chiudere il rubinetto

Quando l’ho visto ho pensato: eh, se i dipendenti di un ospedale non sanno lavarsi le mani siamo messimi proprio male. Non era un pensiero molto allegro. Poi mi è venuto in mente che quando da bambina mi lavavo male le mani mia mamma mi diceva: non sei un prete in chiesa, lavati le mani come si deve. Mi è tornato il buon umore.

martedì 17 novembre 2009

due letterE differentI

Sulla porta della libreria dove vado più volentieri c'è scritto: ENTRATE LIBERI.
A me, entrate liberi piace molto. Lo trovo bellissimo. Già entrare in una libreria è, per me, una bella cosa, entrare in una libreria dove ti trovi bene, se vuoi puoi anche fare due chiacchere con i due librai che sono anche simpatici oltre che molto gentili e che ti accoglie con un entrate liberi, è proprio bello.

lunedì 16 novembre 2009

dovrebbero le anatre non nuotare?

Io volevo saper da lei una cosa sola: dove s’era mai veduto o udito, che una ragazza sposasse un giovane soltanto per poter andar con lui alla fine del mondo, chi sa dove, al diavolo? Ed ella a rispondermi che andava volentieri anche alla fine del mondo e a tutti i diavoli, pur di andare con lui … Io bado a dimostrarle con i principi della ragione, che ciò è sciocco. Ed ella mi spiega con i suoi principi che io non posso capire niente. Allora io le racconto la parabola della chioccia, che covò le uova dell’anatra: le anatrelle andarono nell’acqua e la chioccia ci rimase con un palmo di naso: “che cosa ne dici, figliolina?”
“Che posso dire?” dice lei. “ è un gran male per la chioccia, poverina; ma perché le chiocce covano, dovrebbero le anatre non nuotare?”
Capite? Le figlie di Tewje dicono sempre cose meravigliose.


La storia di Tewje il lattivendolo Shalom Alechem (Feltrinelli)

domenica 15 novembre 2009

si può, sono io che non son capace

Ieri camminavo per i vicoli. C’era tanta gente nei vicoli ieri, troppa per i miei gusti. Erano le cinque di sabato pomeriggio e c’era brutto tempo, normale che fossimo in tanti. Però camminare in coda, anche se è una coda mobile, non mi piace proprio. A un certo punto mi sono fermata a vedere una vetrina e quando ho ripreso posto nella coda non avevo più davanti tre ragazze con i pantaloni a vita bassissima che camminavano tenendosi per mano ma un bambino di tre anni che camminava con i genitori, la mamma spingeva un passeggino vuoto. Il bambino piangeva tenendosi con la mano al cappotto della mamma e urlava disperato: mamma facciamo pace? La mamma non lo guardava, parlava con il papà. Il discorso, a due voci ché anche il papà ci metteva del suo, era tutto fatto da frasi tipo: Non ne posso più. è un viziato. Ha già la camera piena di giocattoli e non ci gioca mai. Non so che cosa fare. Dove abbiamo sbagliato. Ma abbiamo sbagliato? Pensavo che con l’asilo le cose sarebbero migliorate. Il bambino continuava a piangere e continuava a chiedere: mamma facciamo pace? Io dopo un po’ non riuscivo più a senterli, mi veniva voglia di picchiettare sulla schiena di quella mamma e chiederle se faceva pace con suo figlio. Ma non si può fare una cosa del genere, o forse si può, sono io che non sono capace. Ho provato a superarli. Niente, era impossibile superare, bisognava rimanere in coda, ché i vicoli sono strettti e c’era anche gente che veniva in direzione opposta. Quando ho sentito il papà dire: Magari un fratello e la mamma rispondere: Ci mancherebbe solo quello a completare il quadro ho cercato l’iPod nella borsa ma l’avevo lasciato a casa, allora sono entrata in un forno, mi sono presa un pezzo di focaccia e me lo sono mangiato lì, nel forno. Quando sono uscita non sentivo più il bambino chiedere piangendo: mamma facciamo pace? Avevo in pancia una fetta di focaccia untissima ma buona e un senso di nausea. ‘Sta mattina mentre facevo colazione pensavo: chissà a che ora hanno fatto pace.

sabato 14 novembre 2009

-14

ROMA - I finanziamenti destinati dalla Finanziaria 2007 all'assunzione di giovani ricercatori universitari non andranno persi. Lo assicura il ministero dell'Università e della Ricerca: "Il ministero entro due settimane emanerà un decreto ministeriale che trasferirà l'intera cifra alle università per consentire l'assunzione dei giovani ricercatori". (Dal sito di Repubblica)
Mariastar guarda che io, per non saper né leggere né scrivere, inizio a contare.

venerdì 13 novembre 2009

il vecchiosaggio

Io non so se si può fare. Non so se si possono copiare dei commenti trovati in un altro blog. Sicuramente metterei di chi sono e dove li ho trovati ma non so se basta, magari bisogna chiedere il permesso. Chi lo sa? Io no, quindi per ora non lo faccio. Però è un peccato ché la massima e le poesie del vecchiosaggio che ho letto sono proprio belle e magari c'è qualcuno che le leggerebbe volentieri. Bon, basta Latte, piantala lì, non puoi star qua a arrovellarti, hai preso una decisione: per ora non lo fai, puoi chissà, magari capisci se puoi farlo, magari qualcuno lo sa e te lo dice. E se per caso passa da qua una persona curiosa? Non posso neppure fare un post del genere e poi fregarmene, tanto io so dove andare a leggerle. Che fare? (@persona curiosa: se ti va passa un po' dal blog di Paolo Colagrande)

giovedì 12 novembre 2009

discutiamone

L'uomo è l'animale che ragiona. Così si dice. Penso che se ne possa discutere.*

Sono della tua stessa idea, discutiamone. Ti va di venire a trovarmi domani mattina? Se c'è la stessa aria che tirava 'sto pomeriggio abbiamo molti spunti di discussione.

(* Mark Twain Imprecazioni d'autore 238 aforismi rabbiosi Fiabesca)

mercoledì 11 novembre 2009

arance e tacchini

È arrivato l’inverno e ho ricominciato a mangiare arance. Da poco. 'Sta sera sarà stata la quinta o la sesta e avevamo tutte l’arancino sul fondo. Non so, saranno anche discorsi da persona che ormai è nel pieno della mezza età ma un po’ di anni fa le arance non avevano tutte l’arancino sul fondo. Mentre pensavo questo mi è venuto in mente che all’inizio del mese ero andata dal mio macellaio per comprare delle fettine di tacchino e il macellaio mi avevo detto che non tenevano più il tacchino. A me era venuto spontaneo chiedergli perché e allora ho saputo che non se la sentiva di vendere quella carne ché ogni tre tacchini che puliva uno aveva dei tumori grossi così. Mi ha fatto segno con le dita, ha unito il pollice con l’indice. Poi ha continuato dicendomi: sa signora i tacchini devono diventare venti, venticinque chili in sei mesi, per poter tenere il prezzo basso e allora…

martedì 10 novembre 2009

domanda

Negli ultimi quattro giorni lavorativi ho trovato nell’ordine:
- un quintifoglio e un quadrifoglio
- un quadrifoglio
- un quintifoglio
- un quintifoglio e due quadrifogli.
Ora, dal momento che non penso di essere una persona particolarmente fortunata, cosa sta succedendo nel giardino davanti al padiglione dove lavoro?

domenica 8 novembre 2009

influenza positiva

Ieri sera ho preso un aperitivo con un’amica, prima di andare a vedere il film delle capre. Anche se ha solo pochi anni più di me io la chiamo mamma P (p è la prima lettera del suo cognome) perché è un tipo molto protettivo con le persone alle quali vuole bene. A un certo punto l’ha chiamata sua figlia (la più piccole delle sue figlie vere, non una di noi amiche e quindi in quanto amiche figlie adottive) per dirle che sarebbe andata in discoteca. Non mi piaceva stare ad ascoltare la telefonata ma eravamo molto vicine ed era difficile fare diversamente. Per non ascoltare lei mi sono messa ad ascoltare la conversazione del tavolo vicino al nostro. C’erano due ragazze, che poi ho scoperto fare in secondo anno di liceo ma non essere in classe insieme; quella alla mia destra diceva all’amica: ho fatto un tema e ho preso sei. L'amica mangiando una patatina fritta la guardava interrogativa, allora la prima ha aggiunto: no, non l’ho scaricato da internet, l’ho proprio fatto io. Tanto dovevo stare a casa perché avevo fatto l’influenza.

venerdì 6 novembre 2009

perplimere

Personaggi e interpreti: C., amica di Latte e gran strafiga, parla correttamente, oltre all’italiano e un dialetto, tre lingue straniere. Latte, amica di C.
Luogo: Laboratorio, stanza di biologia molecolare.

Latte sta lavorando al suo bancone circondata da un discreto numero di provette e prova, nonostante sia tardi, a non far casino scambiando i tubi quando C. entra in stanza.
C. : Mah, perplimo.
Latte: Cosa hai detto?
C. : Che perplimo.
Latte: ?__?
C. : Io perplimo, indicativo presente del verbo perplimere, sinonimo: essere perplessi.
Latte: :-DD

giovedì 5 novembre 2009

Marina

Oggi il fisarmonicista che lavora la mattina nel sottopassaggio di Brignole suonava Marina* proprio bene. C’era un sottoritmo allegro, bello pimpante, un pazum pazum che ci stava benissimo. Settimana scorsa e anche quelle prima non c’era. Io quasi quasi spero che anche domani mattina, proprio mentre attraverso il sottopassaggio di Brignole, stia suonando Marina in quella maniera. Mette di buon umore suonata così. Fino a ieri speravo di non passare con Marina, ché nel suo repertorio c’è di meglio, domani spero di risentirla così, come quella di ‘sta mattina. Che se non avessi il carattere che ho io ‘sta mattina, quando ci siamo augurati a vicenda buona giornata e buon lavoro, glielo avrei anche detto che fatta così è proprio bella.

(*Questa Marina: Marina,Marina, Marina/ti voglio al piu’ presto sposar/“Si è vero”/Marina, Marina, Marina/ ti voglio al piu’ presto sposar/“Dico sul serio”/Oh mia bella mora no non mi lasciare/non mi devi rovinare/O no no no no no/Oh mia bella mora no non mi lasciare/non mi devi rovinare/O no no no no no.)

mercoledì 4 novembre 2009

le risposte non sono un granché

'sta mattina mentre andavo a lavorare ho visto che sul muro di una casa era apparso un disegno. Ad essere sincera non so se c’era anche ieri o ieri l’altro, io l’ho visto oggi. Comunque in viola erano disegnati: un uomo con scritto sotto macchine, una donna con scritto sotto senza e un topo (molto bello) con scritto sotto senso. Ecco, è tutta la giornata che mi domando che senso ha la mia esistenza. Ma non da depressa, da seria.

lunedì 2 novembre 2009

Schatzy

oggi, un anno fa, è morta la mia gatta. Aveva poco più di diciotto anni, la maggior parte li abbiamo passati insieme. Siamo state bene insieme, penso che anche lei la pensasse così. Chissà che cosa ha fatto quest’ultimo anno.

domenica 1 novembre 2009

esperimento

Non so, dovrei sperimentare la cosa per poter essere sicura, ma penso che se vedessi un uomo che stende il bucato (in maniera del tutto autonoma) invece di limitarsi a aprire l’oblò della lavatrice mi verrebbero gli occhi umidi e se poi lo vedessi con un ferro da stiro in mano, beh in quel caso penso proprio che mi verrebbe da piangere dalla commozione.

venerdì 30 ottobre 2009

proprio niente

Qualche mese fa avevo la visita della medicina preventiva. Stavano mettendo le cartelle al computer e per far prima richiedevano le cose: quando sono stata assunta, che tipo di lavoro faccio, altezza, peso... Cose così. Poi alla fine della visita, quando era arrivato il momento di firmare l’idoneità mi hanno fatto una stampa di tutto e me l'hanno fatta rileggere. Vedendo culture cellulari mi era venuto un po’ da ridere.
Oggi mi è arrivata la risposta a una mia mail, quelle risposte che sotto si legge che cosa ha scritto chi ha mandato la mail per primo. Vedendo che avevo scritto un’amico ho riso pochissimo. Proprio niente ho riso.

giovedì 29 ottobre 2009

la mamma è la mamma

Pregnancy is characterized by a bidirectional trafficking of both fetal and maternal cells leading to different levels of microchimerism both in the maternal and in the offspring.
“Tolerance: pregnancy matters” F. Locatelli Blood 10 settembre 2009.
È stato il punto di partenza di una serie di letture quasi tutte molto interessanti. È una cosa bellissima sapere che nella mamma rimangano cellule del figlio e che nel figlio rimangano cellule della mamma e poi, lasciamo pur perdere l’immunologia per un attimo ché bella è bella ma di cose belle ne esistono tante al mondo, poi, a sapere certe cose almeno uno capisce perché la mamma è sempre la mamma.

mercoledì 28 ottobre 2009

a volte

a volte, però, i file audio ritornano
(e poi sei contenta. E poi ti allarghi e pensi che i desideri si possano realizzare. Poi ti restringi ma prima, per un po', ti allarghi.)

martedì 27 ottobre 2009

conserva la speranza

… la felicità è come l’acqua. Non arriva in un momento, bisogna trovarla, preparare la pompa, fare un pozzetto, mettere le tubature e i rubinetti. Dopo che te la sei conquistata con fatica, allora poi bere. (pag. 88)
Maledetto chi ti porta via l’acqua, chi ti deruba del pane, chi ti toglie la libertà. Il tuo paese ha conosciuto ingiustizie e crimini, e ha servito mostri i cui artigli si chiamano autorità, partito, investitura divina o gradimento del popolo. /…/ Non devi obbedirgli, non devi diventare come loro.
Ma verranno giorni in cui il pozzo sarà quasi vuoto. /…/ Ti diranno che l’acqua è altrove, che ci sono modi più facile per averla, ti venderanno l’acqua dell’oblio oppure avvelenata, ti uccideranno dicendo che l’acqua è soltanto loro. Ma conserva la speranza, torna ogni notte, cala il secchio e resisti, non aver paura. (pag. 243)
Stefano Benni Pane e tempesta

lunedì 26 ottobre 2009

orazio

Quest’oggi mentre mangiavo davanti al computer ho trovato un file audio che mi interessava così ‘sta sera mi son detta: ora vado a ascoltarlo. E invece niente, non c’è più, tolto. Non dico che non sia diritto di chi mette un file toglierlo, se vuole farlo fa bene a farlo, ma io ci sono rimasta malissimo. Vediamo se ora imparo a cogliere l’attimo.

domenica 25 ottobre 2009

egocentrica e megalomane

La terra non ruota, come diceva Copernico, intorno al sole ma attorno a voi. Darwin sbagliava quando pretendeva di far discendere tutto dal cieco processo evolutivo, perché voi – posto d’onore tra tutti gli esseri viventi- discendete direttamente dagli dei. /…/ Il sole per voi è dentro, è la vostra stessa mente. Così mandate luce intorno e da voi stesse vi fate chiaro. *
Ma non era più semplice scrivere: nella prossima settimana sarete egocentriche megalomani?
* oroscopo del Leone, inserto D di Repubblica del 24-10

sabato 24 ottobre 2009

niente corpi che cadono

Ieri sono stata alla FNAC a sentire/vedere Bersani che presentava il suo ultimo disco. C’era una marea di gente, alcuni erano lì molto prima e avevano in mano un cartoncino plastificato con un numero. Sarebbero poi diventati i fortunati possessori di un posto a sedere. Io e la mia amica Gab siamo riuscite a intrufolarci tra un corpo e l’altro e a trovare un angolino non troppo distante dal quale si vedeva abbastanza bene (quando una bestia pelata che aveva una funzione simil guardia del corpo non si metteva di mezzo tra noi e lui). Che Bersani è bravo lo sapevo ma è anche più simpatico di quanto pensavo. Sono proprio contenta di esserci andata.
L’acustica alla FNAC di Genova è tremenda ma non ha fatto mezza piega e ha cantato bene anche quando i quattro possessori degli ovetti sonori sembravano essersi messi d’accordo per farlo finire fuori tempo. Poi, mentre andavamo a prenderci un aperitivo (io e Gab, Bersani era rimasto lì a firmare copertine, poi non so che cosa abbia fatto, penso i fatti suoi) mi vi è venuto in mente che quasi quattro anni fa avevo sentito Nori leggere in quel posto e che alla fine aveva detto qualcosa simile a: Si sentono rumori, come di corpi che cadono. E io mi ero meravigliata molto di quella frase. Mi ero così meravigliata che ieri mi è tornata in mente però, secondo me, ieri niente corpi cadenti.

giovedì 22 ottobre 2009

4 anni fa

È strano: quando si scampa un pericolo … ci sentiamo molto fortunati… Ci appare chiaro che le tragedie evitate sono tragedie che sono possibili. Ed è quel pezzetto di possibilità, quel disastro intravisto che ci spaventa. Come una belva in agguato dietro un albero, che vediamo per un attimo e poi non vediamo più: l’abbiamo vista, e ci farà paura per sempre.
Paola Mastrocola

mercoledì 21 ottobre 2009

un po' di buon senso e un po' d'educazione -1

Guida all’utilizzo della nostra rete
Per sicurezza tenersi agli appositi sostegni
(cerchio bordato di rosso con disegnato nel mezzo una mano che tiene una specie di ancora)
Timbrare subito il biglietto (cerchio bordato di rosso con disegnato nel mezzo una mano che tiene un biglietto)
Tenere i cani con museruola e guinzaglio (cerchio bordato di rosso con disegnato nel mezzo il muso di un cane con museruola)
Tenere chiuso il passeggino (cerchio bordato di rosso con disegnato nel mezzo una cosa che dovrebbe essere un passeggino chiuso. Io senza la scritta non l’avrei mai capito)
Vietato fumare (il simbolo si conosce)
Non sporcare gli arredi e non mettere i piedi sul sedile (cerchio bordato di rosso con una diagonale rossa di traverso, disegnato nel mezzo piede con uno scarpone. A me da lontano sembrava non salire sull’autobus se hai gli scarponi)
Non gettare rifiuti o oggetti per terra e dai finestrini (cerchio bordato di rosso con una diagonale rossa di traverso, disegnato nel mezzo un torsolo di mela, una sigaretta e un cellulare??)
Non usare un linguaggio offensivo né schiamazzare (cerchio bordato di rosso con una diagonale rossa di traverso, disegnato nel mezzo un viso di profilo con delle righe che escono dalla bocca)
Non trasportare materiale infiammabile (cerchio bordato di rosso con una diagonale rossa di traverso, disegnato nel mezzo una tanica)
Non ostruire le porte di salita e di discesa (cerchio bordato di rosso con una diagonale rossa di traverso disegnato nel mezzo disegnato un omino tra le porte)
Non trasportare cose ingombranti (cerchio bordato di rosso con una diagonale rossa di traverso disegnato nel mezzo una chitarra, degli sci e delle valigie)

martedì 20 ottobre 2009

Samuele

- Ma quanto è bello l’ultimo lavoro di Bersani?
- Tanto.
- Tanto?
- Tanto, tanto. Ché uno solo è un po’poco.

Manifesto abusivo: Un periodo pieno di sorprese, Pesce d’aprile, Lato proibito, A Bologna, Anche Robinson Crusoe, Ferragosto, Manifesto abusivo, Valzer nello spazio, Ragno, Fuori dal tuo riparo, Il bomboralo (non mi sono confusa, è quella del grande De Andrè), 16:9.

lunedì 19 ottobre 2009

domani danno pioggia

Ci son dei giorni che non mi sopporto. Ci son dei giorni che non mi sopporto neppure fisicamente. Mi faccio proprio schifo da tutti i punti di vista. Oggi è uno di questi. Non è successo nulla di particolare, mi sono svegliata con questi bei pensieri. Così ‘sta mattina giù di trucco per nascondere (cercar di nascondere) le borse e poi mi son detta: mettiamoci addosso qualcosa di comodo ma non jeans, maglietta e maglione presi alla rinfusa dall’armadio. Ha funzionato, ben tre colleghe mi hanno detto: ma come stai bene oggi. Però, a me, prima è venuto il nervoso ché io ho un brutto carattere e poi continuavo a sentirmi tremenda ma dopo qualche ora mi è tornato il buon umore. ‘sta sera sono tornata a non sopportarmi. Speriamo sia il cambio del tempo. Domani danno pioggia.

domenica 18 ottobre 2009

superpoteri

Sono stati due bei giorni venerdì e sabato ma, a essere del tutto sincera, venerdì verso le sei avrei voluto essere dov’ero e anche da un’altra parte e sempre venerdì ma verso le nove anche, stessa cosa, avrei voluto essere dov’ero e da un’altra parte. Due posti vicini verso le sei e due posti più lontani verso le nove. Sarebbe bello poter essere in due posti contemporaneamente. E dal momento che sono qua a fare ‘ste fantasie allora, dato che ci sono, verso le nove mi avrebbe fatto piacere anche essere invisibile ché nel posto dove avrei voluto essere verso le nove mi sa che non c’erano alberi.

giovedì 15 ottobre 2009

lingue straniere

'sta mattina al bar c’era una mamma con suo figlio, avevano appena ordinato che è entrata anche un'amica (della mamma del bambino). L’amica ha fatto un sacco di complimenti al bambino che un po’ era contento, un po’ si vergognava ma sempre senza smettere di mangiare la sua striscia di focaccia. Poi la signora-amica ha chiesto al bambino: hai una sorella piccola vero? Lui masticava e da bravo bambino non ha risposto ma ha fatto di sì con la testa. Poi la signora-amica gli ha chiesto: e com’è tua sorella? Ma dimmelo con una parola sola però. Il bambino ci ha pensato, ha mandato giù, ha guardato sua mamma poi la signora amica della mamma e ha detto: una peppia. E quei tre, dopo due secondi di silenzio, si sono messi a ridere che non riuscivano più a smettere.
Io no, io non so che cosa vuol dire peppia.

mercoledì 14 ottobre 2009

scarpe chiuse

Oggi scarpe da ginnastica. Ieri ancora sandali ma sono tornata a casa che non sentivo più le dita dei piedi, quindi oggi (tristemente) scarpe chiuse. Fosse per me starei in sandali tutto l’anno, o a piedi nudi. A piedi nudi ancora meglio. Perché non sono come la stragrande maggioranza delle donne? Le scarpe chiuse sono una cosa utile ma brutta, più o meno brutta ma sempre brutta, brutta e opprimente.

(sul lavoro ho messo gli zoccoli poi ‘sta sera alla fermata dell’autobus mi sono resa conto che li avevo ancora e sono dovuta tornare indietro, fare le scale, riaprire il portone del laboratorio, riaprire lo studio, mettermi le scarpe, richiudere lo studio, richiudere il laboratorio, rifare le scale. Forse non sono le scarpe a essere stupide, forse)

martedì 13 ottobre 2009

ignobel

Pace: a Stephan Bolliger, Steffen Ross, Lars Oesterhelweg, Michael Thali e Beat Kneubuehl dell'Università di Berna, che hanno stabilito se sia meglio essere colpiti in testa da una bottiglia di birra piena o vuota.

Biologia: a Fumiaki Taguchi, Song Guofu e Zhang Guanglei della Kitasato University a Sagamihara, in Giappone. Per aver dimostrato che sfruttando batteri estratti dalle feci di panda gigante è possibile ridurre la massa dei rifiuti biologici domestici del 90 per cento.

Medicina: a Donald L Unger di Thousand Oaks, in California, per aver studiato una possibile causa dell'artrite alle dita, facendosi scrocchiare ogni giorno per oltre 60 anni quelle della mano sinistra, ma non quelle della mano destra.

Chimica: a Javier Morales, Miguel Apatiga e Victor M Castano dell'Universidad Nacional Autonoma, in Messico, per uno studio sulla creazione di diamanti dalla tequila.

Salute pubblica: a Elena N Bodnar, Raphael C Lee e Sandra Marijan di Chicago per aver inventato un reggiseno di tipo "bra" che può essere rapidamente convertito in una coppia di maschere antigas, una per sé e una per una persona vicina.

(anche quest’anno alla Harvard University, di Cambridge, in Massachusetts, sono stati assegnati gli IgNobel, scelti da un comitato di serissimi scienziati alle ricerche scientificamente più "improbabili")

lunedì 12 ottobre 2009

Dal 45 (*)

su un cartello attaccato a un cancello di un cortile/giardino-ma-piccolo di un palazzo di via S. Martino si può leggere: Vietato sedersi sui gradini.
Qualcuno, con un pennarello nero, ha aggiunto: Poiché si consumano.
(* andando da Brignole al Gaslini, al contrario il 45 fa un giro diverso e non passa da lì)

domenica 11 ottobre 2009

piccoli disturbi di comunicazione

Latte: Sai che ieri non sono riuscita a trovare una scatola di cartone per fare il pacco regalo del poncho che ho fatto per mia mamma? È strano come certe cose si trovino ovunque sotto Natale e se ne hai bisogno in un altro periodo dell’anno siano più o meno introvabili. Eppure i regali uno li fa anche in altre occasioni.
Daniele: Ma ti è proprio necessaria?
Latte: .__. ? Necessaria? Necessarie poche cose. Respirare per esempio.
Daniele: No, volevo dire che basta che tu usi della carta.
Latte: Eh già.
(‘sta mattina a colazione)

sabato 10 ottobre 2009

benissimo

Il mio fidanzato mi ha voltato una mail che ha ricevuto ieri. Era di una neolaureata in Biotecnologie (110/110 e lode), chiedeva se avevano posto in laboratorio. C’erano anche due allegati. Uno punto doc e uno punto jpeg. Quello punto doc era la lista degli esami sostenuti con le relative votazioni. Quello punto jpeg era una foto; un trequarti jeans e maglione di lana grigio, scollo a V, capelli lunghi, neri. Dietro: un telone azzurro segno inconfondibile di uno studio fotografico. Gran bella ragazza.

venerdì 9 ottobre 2009

un regalo

Ho conosciuto una persona speciale. Latte ai gomiti è suo, io non sarei mai riuscita a inventarmi Mi fai venire il latte ai gomiti. Quando dovevo decidere il nome di questo posto mi sono ricordata di Latte ai gomiti e di Non menar il cane per l'aria. Ho scelto Latte ai gomiti, mi piace troppo.